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Produrre api tolleranti alla varroa
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iezzi






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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 12:51 pm    Oggetto:  Produrre api tolleranti alla varroa
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da E.H. ERICKSON, L.H. HINES, e A.H. ATMOWIDJOJO
Carl Hayden Bee Research Center
2000 E. Allen Road
Tucson, AZ 85719


* La menzione di un prodotto proprietario non costituisce la sua approvazione da parte di USDA-ARS anche per quelli di qualsiasi altro prodotto simile.

Sommario
Le nostre prime ricerche hanno dimostrato che è relativamente semplice per gli apicoltori a sudovest degli Stati Uniti produrre popolazioni di api tolleranti alla varroa usando il proprio ceppo adattato localmente. Gli unici requisiti sono una competenza fondamentale in apicoltura, l’abilità di allevare regine, e le poche colonie tolleranti alla varroa che sono presenti quasi in ogni apiario. La nostra popolazione tollerante alla varroa è stata sviluppata in meno di 2 anni e ora sta andando verso il suo sesto anno. Viene presentata una ricetta facile da comprendere che ogni apicoltore può usare per produrre colonie tolleranti alla varroa. Il nostro scopo è quello di incoraggiare gli altri apicoltori ad avviare un simile percorso, al fine di determinare l'universalità di applicazione dei nostri risultati.

Introduzione
Sin dal 1994 siamo stati ingaggiati per uno studio di lungo termine per determinare se le popolazioni di api adattatesi localmente e tolleranti alla varroa potessero essere sviluppate, mantenute, ed espanse tramite un allevamento selettivo e pratiche di apicoltura convenzionali, e senza l’uso di altre strategie di controllo per i parassiti. Il risultato di questa ricerca, riportata precedentemente 1,2, dimostra che è relativamente facile trovare colonie tolleranti alla varroa negli apiari gestiti, ed usare queste per produrre e mantenere i ceppi di api tolleranti alla varroa. La nostra popolazione tollerante alla varroa è sopravvissuta ormai per sei anni mantenendo un basso livello medio annuo costante di infestazione fra 6 e 7 acari per 100 api. Le api tolleranti alla varroa sono essenziali per lo sviluppo di ogni programma IPM (Gestione integrata dei parassiti) per la varroa. La tolleranza alla varroa implica che le api e l’apicoltore possono convivere con un livello basso di infestazione da varroa proprio come ora convivono con un basso livello di infestazione da acaro tracheale. La tolleranza alla varroa include probabilmente una combinazione di fattori inerenti le biologie di api e acari. Non abbiamo tentato di individuare eventuali fattori di tolleranza alla varroa nei nostri studi iniziali.
L'interesse per il nostro approccio a produrre e mantenere le api tolleranti alla varroa ci ha portato ad incoraggiare altri apicoltori a provare la nostra strategia. Inoltre, la strategia deve essere testata in altre località. Pertanto, abbiamo esposto le nostre procedure passo-passo come una ricetta che ogni apicoltore può seguire per produrre i suoi / le sue proprie api tolleranti alla varroa. Gli unici requisiti sono una buona conoscenza di gestione delle colonie di api e la capacità di allevare e fecondare in maniera naturale le regine. Se uno non ha le competenze per allevare regine, può impararlo (non è così difficile) oppure può collaborare con un collega apicoltore che lo sa fare. L’aumento della tolleranza alla varroa dovrebbe essere raggiunto in due anni o meno e ulteriormente migliorato negli anni successivi. Ricordate di tenere sempre un registro dettagliato e completo su ciascuna delle vostre colonie. Il successo dipende da questo.

Che cosa fare

1. Individuare nei vostri apiari le colonie tolleranti alla varroa
I metodi per fare questo vengono descritti nella sezione successiva. La nostra esperienza ci suggerisce che da un minimo del 3 ad un massimo di 10 percento delle colonie in un qualsiasi apiario sono in qualche modo tolleranti alla varroa. Gli apicoltori dovrebbero essere consapevoli che questo valore può cambiare fra le varie regioni geografiche. Le colonie tolleranti alla varroa passano inosservate quando tutte le colonie vengono trattate con acaricidi. Puoi iniziare con almeno 10 colonie tolleranti alla varroa. Di più è meglio. Le colonie tolleranti alla varroa vengono identificate, e isolate; puoi continuare a trattare le altre colonie fino a quando possono essere sostituite le regine con il ceppo del programma.

2. Muovere tutte le colonie identificate come tolleranti alla varroa in un singolo apiario di test. Questo apiario deve essere ad almeno 5-6 chilometri dalle colonie gestite trattando per il controllo degli acari.
Non abbiamo la prova scientifica che i fuchi delle colonie suscettibili alla varroa, che si accoppiano con le regine tolleranti, diminuiscono la tolleranza alla varroa. Comunque, abbiamo mantenuto uno stretto isolamento per l’accoppiamento e crediamo che questo isolamento sia di primaria importanza per il successo del nostro programma di ricerca.

3. Monitorare il livello di infestazione della varroa nelle colonie selezionate ogni 3 mesi
Ci sono molti modi per fare questo. Vedete la prossima sezione

4. Innestate regine solo da quelle colonie con il livello più basso di acari.
Eliminate dall’apiario di test tutte le colonie con più di 15 acari per 100 api. Come il programma avanza, abbassate questo limite a 10 acari per 100 api o meno. Non usate mai colonie con problemi noti come malattie, scarsa produttività o un comportamento difensivo inaccettabile non importa quanto loro possano essere tolleranti alla varroa.

5. Far accoppiare tutte le regine nell’apiario isolato di test
Qualsiasi nucleo di fecondazione tradizionale funzionerà

6. Sostituire le regine nelle colonie degli altri apiari non appena si hanno regine
E’ meglio sostituire tutte le regine in ciascun apiario nello stesso momento se possibile. Una volta sostituite, queste colonie diventano candidate per future selezioni per aumentare la tolleranza alla varroa, da qui, la necessità di prendere buone registrazioni.

Come farlo

1. Trovare la tolleranza alla varroa
Colonie tolleranti alla varroa possono essere identificare con una o più delle seguenti tecniche.
A. Usare colonie sopravvissute. Avvolte colonie o interi apiari non vengono trattati involontariamente, o possono essere stati abbandonati
B. Prima del trattamento autunnale con acaricidi, cercate quelle colonie con una minima evidenza della presenza dell’acaro. Usate le colonie che hanno:
 Covata con un buon schema
 L’assenza di pupe di lavoratrici in celle aperte
 Poche celle di covata da operaie con dentro le feci degli acari 3
 Poche celle di covata da fuchi con acari
 L’assenza di api con ali deformi
 Poche api viste con gli acari su di loro
 Pochi acari morti nel cassettino del fondo
C. Acquistare/accettare volentieri colonie sopravvissute da apicoltori che si ritirano se le colonie non sono state trattate contro la varroa nei precedenti 12 mesi.
D. Come ultima risorsa si può “stringere i denti” e decidere semplicemente di rifiutare le misure di controllo per gli acari in uno o più apiari e permettere a tutte le colonie sensibili alla varroa di morire. Quelle sopravvissute possono essere scelte come facenti parte del gruppo di selezione. Chiaramente, alcuni apicoltori troveranno questo economicamente impossibile. Comunque, altri possono usare questo espediente, specie se si stanno ridimensionando.

2. Isolamento delle colonie
Trovare un sito isolato 5-6 chilometri da altri apiari trattati può essere difficile per qualcuno, specialmente per le piccole operazioni di apicoltura. Non rinunciare. I siti isolati sono li fuori. Nello scenario peggiore, se non si possono trovare siti isolati, mettete alle colonie trattate semplicemente un escludi regina fra il corpo più basso dell’arnia e il fondo per impedire ai fuchi di volare. Non preoccupatevi delle colonie selvatiche. Se esistono sono probabilmente già tolleranti alla varroa.

3. Determinare il livello di infestazione da varroa
Versate del normalissimo alcool in un piccolo vaso (come un vasetto per omogenizzati) fino a quando è mezzo pieno e rimettete il coperchio. Nell’apiario, aprite ogni colonia e prelevate dal nido un telaino con api. Facendo attenzione ad evitare la regina, raschiate leggermente sul telaino la bocca del vasetto verso l’alto. Le api sul telaino vi cadranno dentro. Dovrete catturare approssimativamente da 100 a 120 api. Rimettete il tappo e siate sicuri di marcare il vasetto e la colonia in modo che possiate sempre e in maniera chiara associare il vasetto alla colonia. A casa in cucina agitate a fondo e delicatamente il vasetto e versate il contenuto del campione di api morte e acari attraverso un colino in una ciotola bianca. Usa un attacco a spruzzo sul rubinetto per lavare accuratamente gli acari dalle api e farli cadere nella ciotola. Un getto forte funziona meglio. Fermatevi prima che si riempia la ciotola e contate e registrate gli acari che galleggiano sulla superficie dell’acqua. Eliminata l'acqua e ripetere la procedura altre due volte (la maggior parte se non tutti verranno lavati via la prima volta). Quindi, contate il numero di api nel campione. Calcolate matematicamente il numero di acari per 100 api.

4. Innestare e allevare regine
Producete regine dalle colonie con il numero più basso di acari. Ci sono diversi approcci che possono essere usati nell’innestare e allevare regine. I metodi tradizionali per allevare regine vengono presentati dal Dott. Laidlaw4. In alternativa, le attrezzature semplificate per l’allevamento di regine sono disponibili presso i fornitori di materiale apistico. Come ultima risorsa, rimuovete semplicemente un telaino di uova e giovani larve da una colonia selezionata e piazzate il telaino in una colonia orfanizzata con solo covata chiusa. Le api alleveranno parecchie regine. Avrete bisogno di raccogliere le celle o usare una gabbietta d’introduzione per isolare la cella uno o due giorni prima che la prima regina nasca e incubare le celle fino a quando nascono. La limitazione qui sono il numero di regine che si possono produrre ogni volta, la difficoltà di staccare le celle di emergenza, e la determinazione dell’età di queste regine in anticipo per la loro nascita.
Noi facciamo nascere le nostre regine in una economica incubatrice in polistirolo tenuta a 34,4 °C. E’ disponibile presso Miller Manufacturing Co., St. Paul, MN.

5. Accoppiamento delle regine in isolamento
Poiché avete registrato accuratamente i dati, e avete ottenuto le vostre celle reali da traslarvi, conoscerete esattamente che età hanno le vostre pupe di regina. Da uno a tre giorni prima che le regine devono nascere nell’incubatrice, mettete ognuna di loro in un nucleo di fecondazione incastrando la sua base sulla faccia di un telaino o fra le estremità superiori di due telaini all’interno dello sciame. Fate attenzione a non danneggiare la cella. La regina nascerà e si accoppierà. In alternativa potete permettere alla cella di nascere nell’incubatrice o piazzare la cella nella colonia con un gabbietta di protezione. Se scegliete di far nascere le regine in incubatrice, mettete ogni cella nella propria fiala in modo da scendere nel fondo quando nasce. Mettete una piccola pallina di soffice candito nel fondo di ciascuna fiala. La fiala vi faciliterà la cattura e la marcatura della regina prima dell’accoppiamento. Le regine marcate vi faciliteranno la verifica del progresso del vostro lavoro. Accertatevi di aver distrutto tulle le celle fatte dalle colonie, se presenti, prima di inserire la regina. Con molta attenzione, rilasciatela in modo che scenda lentamente sui telaini. Fate attenzione a non farla volare via e quindi perderla. Se fate nascere la regina in incubatrice, dovrete usare una delle precedenti tecniche di introduzione.
Accertatevi che le vostre colonie sopravvissute hanno un sacco di fuchi. Se il numero di fuchi vi sembra basso, potete incrementarli introducendo uno o due telaini con celle o fogli da fuco in ognuna di queste colonie. (Nota: i fogli da fuco possono essere acquistati dalle aziende che forniscono api) Questo deve essere fatto in anticipo rispetto all’allevamento delle regine ed in tempo i fuchi maturi sono disponibili alla nascita delle regine. I telaini con celle da fuco possono essere conservate e riusate, piuttosto che usare fogli cerei.

6. Sostituzione delle regine
Prima di tutto, la vecchia regina deve essere trovata e uccisa. Quando questo è stato fatto, la colonia può rimanere senza regina per 3 giorni, tranne quando si lavora con api africanizzate. In questo ultimo caso l’accettazione della regina sarà più alta se la nuova regina viene introdotta (usando una gabbia) immediatamente dopo l’orfanizzazione.
Le regine feconde possono essere introdotte nelle colonie tramite una delle molteplici tecniche 4. Noi preferiamo le gabbiette di introduzione con candito. Prima viene catturata la regina dal nucleo di fecondazione e marcata (se non già marcata). Poi, la regina viene messa nella gabbietta di introduzione, che viene incuneata fra due telaini nello sciame di api. Le api operaie consumano il candito che blocca l’uscita della regina dalla gabbietta da dove emergerà e inizierà subito a deporre le uova. La gabbietta può essere rimossa quando visiterete nuovamente l’apiario e verificherete l’accettazione della regina. In alternativa, potete usare una gabbietta d’introduzione fatta con rete metallica con maglie da 3 mm. Comunque, dovete ricordarvi di ritornare e rimuoverla in 3-5 giorni.
Oppure, potete unire il nucleo di fecondazione con la colonia orfana usando le tecniche tradizionali come il foglio di giornale.
Quando avete sostituito le regine a tutte le vostre colonie con regine del programma, saltuariamente, troverete una colonia con un livello inaccettabile di varroa. Trattate semplicemente la colonia e sostituite immediatamente la regina con un ceppo tollerante alla varroa.

Sommario
Abbiamo scoperto che produrre api tolleranti alla varroa è relativamente semplice e lineare. Può non funzionare altrettanto bene nella tua zona, ma deve essere testato. I nostri concetti si basano su principi biologici fondamentali e nozioni di base di apicoltura. Utilizzando colonie adattate localmente assicurano che le vostre colonie saranno più prolifiche e produttive. Il trapianto e l’allevamento delle regine può essere visto da qualche apicoltore come un ostacolo nella produzione di api tolleranti alla varroa. Comunque, le tecniche non sono difficili e il lavoro può essere personalmente gratificante per gli apicoltori accaniti. Se scegliete di non allevare regine, provate a collaborare con un apicoltore che sa come fare. Le associazioni di apicoltori dovrebbero considerare la possibilità di sviluppare un progetto di tolleranza alla varroa all’interno della propria area. La tolleranza alla varroa è il primo passo verso un programma IPM per la varroa.
Usando regine del nostro programma selettivo di allevamento descritto sopra, virtualmente abbiamo sostituito regine a più di 600 colonie negli ultimi due anni 1998 e 1999. Nell’autunno del 1998, più di un quarto delle colonie non fu trattato con acaricidi, e ci furono veramente poche perdite direttamente attribuibili al danno da varroa. Nell’ottobre del 1999, solo una colonia su quindici è stata danneggiata significativamente dalla varroa, e solo queste sono state trattate. Anche a queste colonie sono state, e saranno, sostituite le regine appena altre regine saranno disponibili ad inizio 2000. Quando questo documento è stato scritto (Aprile, 2000) molti alveari nell’operazione stanno covando bene, e mostrano molto poco, se ce ne sono, effetti negativi della Varroa. Questo è, nonostante le sollecitazione fatte sulle api da un’estate (1999) di precipitazioni molto scarse e scarsa crescita delle piante, seguita dall’autunno e dall’inverno più siccitoso ma registrato nella storia.

Riferimenti
1. Erickson, E.H., Atmowidjojo, A.H. and Hines, L.
Can we produce Varroa-tolerant honey bees in the United States?
Amer. Bee Jour. 828-832. 1998

2. Erickson, E.H., Atmowidjojo, A.H. and Hines, L.
Varroa-tolerant honey bees are a reality.
Amer. Bee Jour. 931-933. 1999

3. Erickson, E.H.
Fecal accumulations deposited by Varroa can be used as a simple
field diagnostic for infestations of this honey bee parasite.
Amer. Bee Jour. 63-64. 1996

4. Laidlaw, H.H. Jr., and Page, R.E. Jr.
Queen rearing and bee breeding.
Wicwas Press, Cheshire, CN. 224 pp. 1997

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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 1:14 pm    Oggetto:  
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Molto interessante, mi lasciano solo un po' perplesso alcuni punti su come selezionare le colonie tolleranti alla varroa in quanto ho potuto verificare sulla mia pelle che colonie poco infestate in un dato anno presentaavano cadute altissime l'anno successivo e viceversa.
In ogni caso questo aricolo offre ottimi spunti su cui riflettere
iezzi ha scritto:
Quando questo documento è stato scritto (Aprile, 2000) molti alveari nell’operazione stanno covando bene, e mostrano molto poco, se ce ne sono, effetti negativi della Varroa.

Hai avuto notizie su come si è evoluta questa ricerca nei 13 anni successivi?
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iezzi






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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 2:14 pm    Oggetto:  
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Sinceramente non ho un'idea ben chiara su come si sia evoluto la ricerca nel tempo anche se ci sono allevatori che forniscono regine tolleranti alla varroa.

Leggendo in giro quello che sono riuscito a scoprire è che la tolleranza alla varroa è un fattore additivo e quindi che è possibile aumentarla gradualmente usando fuchi tolleranti.

Per individuare invece le colonie tolleranti oggi guardano sostanzialmente alla fertilità della varroa. Alcune colonie riescono ad imperdire, non si sa come, alla varroa di riprodursi.

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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 2:41 pm    Oggetto:  
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grazie, me lo leggerò stasera con calma Smile
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P.S. per qualsiasi commento del mio diario 2013
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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 2:44 pm    Oggetto:  
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Su Lapis di ottobre parlano di selezione x quanto riguarda il grooming
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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 2:59 pm    Oggetto:  
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Mi spiego meglio
Citazione:
La nostra popolazione tollerante alla varroa è stata sviluppata in meno di 2 anni e ora sta andando verso il suo sesto anno

Citazione:
La nostra popolazione tollerante alla varroa è sopravvissuta ormai per sei anni mantenendo un basso livello medio annuo costante di infestazione fra 6 e 7 acari per 100 api

Citazione:
Usando regine del nostro programma selettivo di allevamento descritto sopra, virtualmente abbiamo sostituito regine a più di 600 colonie negli ultimi due anni 1998 e 1999. Nell’autunno del 1998, più di un quarto delle colonie non fu trattato con acaricidi, e ci furono veramente poche perdite direttamente attribuibili al danno da varroa. Nell’ottobre del 1999, solo una colonia su quindici è stata danneggiata significativamente dalla varroa

Queste cose non mi quadrano troppo, in 2 anni hanno ottenuto la resistenza alla varroa mantenendola per 6 anni.
Dal 98 al 99 sono state sostituite 600 regine, di queste più di 150 (più di un quarto) non sono state trattate ma nonostante questo solamente il 7 % delle colonie (una su 15) presentava danni da varroa.
Se poi aggiungiamo questo
iezzi ha scritto:
Leggendo in giro quello che sono riuscito a scoprire è che la tolleranza alla varroa è un fattore additivo e quindi che è possibile aumentarla gradualmente usando fuchi tolleranti.

Mi sembra parecchio strano che a distanza di 13 anni emezzo non ci siano in giro decine di migliaia di alveari resistenti.
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iezzi






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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 3:34 pm    Oggetto:  
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Se tratti non sai se le tue regine sono resistenti.

Se prendi le tue regine sempre dallo stesso che non seleziona idem.

Se hai un'infestazione del 6-7% tratti comunque perché credi di avere l'infestazione ma le api posso tollerare questo grado di infestazione (tutto da verificare)

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raffo

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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 4:01 pm    Oggetto:  
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Question
Ma era la risposta per me Question
Io mi riferivo agli sperimentatori dell'articolo, in 6 anni hanno ottenuto 600 regine di cui più del 90% resistenti e negli anni successivi che è successo?
Se le cose fossero andate bene penso che dopo 13 anni negli usa avrebbero quasi tutti quelle regine
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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 5:08 pm    Oggetto:  
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6-7 acari su 100 api, corrisponde a circa 4 mila varroe in una famiglia media nei mesi estivi, noni sembra un numero facilmente tollerato.
Andrea
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iezzi






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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 7:33 pm    Oggetto:  
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ciuffo ha scritto:
6-7 acari su 100 api, corrisponde a circa 4 mila varroe in una famiglia media nei mesi estivi, noni sembra un numero facilmente tollerato.
Andrea

quanto affermi proviene da una tua constatazione oggettiva sul campo o da una tua valutazione soggettiva?

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silvano68






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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 7:36 pm    Oggetto:  
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Nel 2000 non era ancora apparsa la sindrome da spopolamento alveari.
Con quella sono sufficienti qualche centinaio di varroe per trovarsi in autunno l' alveare vuoto.
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il moltiplicatore






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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 7:49 pm    Oggetto:  
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Mi è stato detto da una persona di cui mi fido che un' apicoltore nel ponente ligure non tratta, ha api aggressive, sciamano molto, ma questo apicoltore fa un' apicoltura particolare, ha le api davanti a casa, non ha alberi, ma piante basse, quindi non perde gli sciami, ne vende e ha una discreta produzione di miele.
L' ho visto un' incontro di apicoltori, era contento perché era presto, ma dalle sue casse aveva già cominciato a raccogliere sciami.
avrà bassa mortalità xchè si eliminano la varroa?
xchè sciamano (xrò mi pare che l' alveare di partenza non muoiano)?
Conta balle? Se dovessi scommetterci direi di no.
xrò x l'aggressività e tendenza a sciamare sono api che non penso possano andare bene alla maggior parte degli apicoltori
Ad esempio x noi docilità e bassa tendenza alla sciamatura sono indispensabili, più importanti della resistenza alla varroa, se si può avere tutto ok, sarebbe bello, ma anche se si potesse avere resistenza varroa e non docilità e bassa propensione sciamatura no.
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iezzi






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MessaggioInviato: Mer Ott 02, 2013 9:08 pm    Oggetto:  
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Ciao @raffo non so se questo può bastarti Very Happy

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non è aggiornatissimo ma credo che renda l'idea di dove siano finite quelle regine.

Se ti interessa sapere come è evoluta la ricerca puoi trovare qualcosa
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P.S. Guardate che effetto ha avuto la pubblicazione di questo documento dell'USDA dall'anno successivo fino ad oggi negli States. Invece qualcuno di voi a distanza di 13 anni pensa solo che la ricerca non è affidabile perché datata.

Quindi prima di dire sciocchezze documentatevi perché come dice @ciuffo
ciuffo ha scritto:
e non perchê il sottoscritto voglia imporre le proprie idee, ma per evitare che un neofita possa mettere in pratica le tue.

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francesco_ar






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MessaggioInviato: Gio Ott 03, 2013 12:04 am    Oggetto:  
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Ciao Ruggero, ti scrivo amichevolmente non per criticare quello che cerchi di fare/scrivere.

Il testo che hai riportato non è altro che una spiegazione con molte parole di una banale e semplice selezione che farebbe chiunque, ovvero selezionare colonie resistenti, fare le regine da quelle e farle accoppiare con i fuchi provenienti da quelle, isolarle e poi ripetere tutti i passaggi.
E' questo intendersi di selezione? Penso che chiunque arriverebbe a fare ciò!

Quello che ti posso dire Ruggero è che sto impazzendo per trattare ripetutamente e mi fa caso che tu la fai tanto semplice e per di più sei al primo/secondo anno.
Dal tuo diario, CHE HO LETTO MEGLIO, si vedono che le tue api sono infestate da varroa e non stai trattando come non hai trattato quelle svernate dal 2012.

Ora mi chiedo:
- quante morie hai avuto nel 2012?
- ti si sarà spopolato ora qualche nucleo/famiglia no? Quanti? Se fai selezione sai quanti nuclei dovresti perdere già da ora? A meno che tu non li abbia trattati.



Ti scrivo per esperienza personale, oggettiva, prove fatte e confrontate con altri apicoltori.

Attualmente sto combattendo contro la varroa che cerca di distruggere le famiglie e i nuclei. Combatto esclusivamente con acidi organici, non uso e non ho mai usato principi attivi che lasciano residui.

Ho fatto molti sciami artificiali quest'anno e ho fatto il trattamento tampone appena dopo la smelatura del girasole.

Il trattamento tampone è stato acqua, non ha fatto nulla perché anche se ho ripetuto più volte non ho fatto il blocco di covata e non ho usato evaporanti come acido formico. Tutto ciò per mancanza di tempo.

Attualmente ho 6 apiari che vanno dalla pianura alla collina alla montagna appenninica. A metà settembre mi sono accorto dell'infestazione elevata di varroa e ho ripetuto i trattamenti a ruota ogni 4/5/6 giorni e di varroa ne è caduta un mondo e ancora cade.

Nelle famiglie messe peggio ho sforchettato la covata opercolata con successivi trattamenti.

Ho apiari con regine che tengo separate per provenienza e ho visto differenze nello svernamento e nella produzione di miele ma nel contenimento di infestazione di varroa no.

La caduta è molto disomogenea ma semplicemente per il fatto che le famiglie che sono partite ad inizio stagione pulite hanno avuto una caduta molto inferiore a quelle più sporche e laddove la covata si protrae anche in inverno per fioriture tardive come il corbezzolo.
Poi sicuramente ci sarà qualche famiglia più igienica o tollerante però nella maggior parte dei casi la varroa distrugge tramite spopolamento. Per ora ho avuto solo un collasso da varroa.

Ho un 10% che ho dovuto sforchettare perché troppo infestato, il resto se l'è cavato con i trattamenti ripetuti, per ora.

Avevo letto nei siti resistantbee e quello che hai postato tu già da molto tempo e l'unica cosa a cui credo veramente è che fanno pagare quelle regine una sassata.
Fossero davvero resistenti a quest'ora sarebbero già qui dalle associazioni di apicoltori e io sarei col biglietto a fare la coda.



Detto ciò ti ammiro se fai la selezione per bene, ripeto.

Oggi tutti dicono di avere regine selezionate e poi si inventano le scuse quando si ammalano.

Quindi avanti con serietà!

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Francesco
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MessaggioInviato: Gio Ott 03, 2013 11:15 am    Oggetto:  
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Ciao @francesco_ar apprezzo questa tua risposta perché riporta la tua esperienza da cui si possono trarre informazioni interessanti.

Nel 2012 non ho avuto morie ma ho osservato che una colonia con regina proveniente da altro ceppo e su celle grandi era praticamente infestata già da marzo, poi quella regine ha deciso di lasciarci e ad oggi ho solo regine dello stesso ceppo, alcune fecondatesi in loco.

Attualmente non ho avuto colonie che si sono spopolate e sembrano godere di buona salute. Dico sembrano perché so che la cosa è soggettiva. Questo weekend rimisuro il livello di infestazione e vediamo se è raddoppiato come sarebbe da attendersi.

Il fatto che normalmente avrei dovuto avere una moria del 90% me lo spiego perché chi mi da le api è uno che da 15 anni si alleva le regine da solo e non ha mai acquistato regine altrove (ne aveva acquistate 10 lo scorso autunno ma poi glie le hanno rubate), inoltre all'inizio ha avuto seri problemi con la varroa e ha comprato comunque sempre colonie sopravvissute del posto.

Dalle colonie che sono in osservazione ho fatto solo 4 sciami 2 dall'asportazione e due in primavera.

Credo a quello che mi dici e alle difficoltà che incontri nel gestire le tue api e ho scelto questa strada perché non sarei stato in grado di fare quello che fai tu.

Sono d'accordo con te che la ricetta è semplice e banale, ma perché tu non la metti in pratica? magari ti risparmi tutto il tempo e il lavoro che fai per trattarle.

Riguardo alla selezione cosa intendi per fatta bene!? Non credo esista un protocollo internazionale che definisce le modalità di selezione delle api regine di razza ligustica. Sicuramente la faccio cercando di documentarmi il più possibile, poi farò degli errori ma non credo che questo possa svilire il progetto.

A presto

Ruggero

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